In numerosi film fantascientifici, il pericolo che i robot sfuggano al controllo degli umani viene imputato all’intelligenza di questi apparecchi artificiali. Tuttavia, il fattore che davvero spaventa gli scienziati della “Silicon Valley”, luogo in cui sono presenti i maggiori laboratori hi-tech, non è l’intelligenza dei robot, ma, bensì, la loro stupidità.

Il rischio per gli esseri umani è infatti rappresentato non tanto dall’intelligenza di questi apparecchi, ma dal fatto che alcuni di questi siano ancora troppo poco intelligenti ed incapaci di riconoscere le situazioni di pericolo.

La “deficienza artificiale”: il vero rischio per l’umanità?

Secondo quanto afferma Alan Bundy, esperto nel campo dell’intelligenza artificiale del laboratorio dell’Università di Edimburgo in Scozia, il successo dei robot viene raggiunto solo per quanto riguarda campi di competenza ristretta. Non si può quindi parlare di intelligenza in senso più ampio.

Il professore spiega infatti, in un’intervista pubblicata sul magazine “Communications of the ACM”, che i maggiori progressi della scienza relativi all’intelligenza artificiale riguardano perlopiù campi specialistici, come ad esempio, l’orientamento o la lettura del labiale, ma ancora non sono stati creati robot che possano vantare un’intelligenza generale e completa che si avvicini a quella degli esseri umani.

Il rischio più elevato al momento non è che quindi l’intelligenza di questi esseri artificiali li porti a ribellarsi all’uomo, ma, bensì, che la loro stupidità ed incapacità di riconoscere il pericolo possa essere sottovalutata.

Per sostenere la sua tesi, Bundy fa l’esempio della “Strategic Defense Initiative” del 1983, un sistema di difesi contro gli attacchi nucleari e missilistici proposta dal Presidente degli USA nel 1983. Questo sistema che non supero mai la fase di sperimentazione, doveva essere completamente libero da qualunque interferenza umana per evitare eventuali manomissioni.

Tuttavia, il sistema di intelligenza artificiale causò molti falsi allarmi, dovuti ad eventi normali, come la rilevazione di stormi di volatili. La sopravvalutazione dell’intelligenza delle macchine, in quel caso, avrebbe portato ad una nuova guerra.

Le macchine non sono in grado di riconoscere il pericolo

Nonostante gli straordinari progressi della tecnologia, le macchine presentano ancora un grande difetto. Sebbene i robot siano dotati di una straordinaria competenza in campi circoscritti, questi, a differenza degli esseri umani, non sono in grado di riconoscere il pericolo.

Gli scienziati si stanno quindi muovendo in questa direzione, con lo scopo di “insegnare” alle macchine ad evitare di incappare in incidenti ed eliminare il rischio di guasti dovuti all'”imprudenza” delle macchine. 

Gli scienziati della “Canergie Mellon University” sta quindi lavorando ad un progetto molto particolare, indirizzato ai droni. Lo scopo è infatti quello di creare un “senso di insicurezza” nei droni, che spinga questi velivoli a valutare le conseguenze future delle proprie azioni, con lo scopo, appunto, di evitare pericoli, incidenti e guasti.

In particolare, i laboratori stanno lavorando alla progettazione di uno speciale algoritmo che si servirebbe delle immagini riprese dalla videocamera installata nel robot. Questo algoritmo dovrebbe portare il drone a valutare, prima di svolgere una determinata azione, se è presente o meno un rischio di incidente.

Questa capacità non ha niente a che vedere con quella di individuare ostacoli, tra l’altro già presente nei velivoli. Il progetto degli scienziati riguarda piuttosto la creazione di un elaborato sistema di valutazione di eventuali pericoli nonché di reazione agli stessi, come, ad esempio, evitare situazioni meteorologiche che possono arrecare danno ai sensori.

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